Ricostruzione storica

Da sempre la Conca del Tesino viene identificata come un'area geograficamente ben definita e delimitata rispetto alla Valsugana. Questo per ragioni naturalistiche e morfologiche, nonché culturali. L'insediamento umano che nel tempo si è andato formando fino a costituire gli aggregati urbani, siti negli avvallamenti dei piani terrazzati sottostanti le pendici di Monte Mezza, Monte Silana e Monte Picosta, divisi dell'alveo del torrente Grigno, hanno origini antiche, risalenti di certo ad epoche assai remote. 
Le condizioni ambientali del luogo, un tempo ricco di acqua sorgiva, appartato e quindi in posizione strategica in caso di incursioni, riparato dai venti, inducono a pensare che quivi si possa essere costituita una delle prime forme di vita comunitaria propria delle Alpi venete, abitate da popolazioni provenienti da sud, gli Euganei, gli Eneti o Veneti, poi gli Etruschi e quindi i Romani. I tre paesi, costituirono nell'epoca imperiale, quando l’intera conca era attraversata dalla via Claudia Augusta Altinate, il "vicus" o villaggio il luogo abitato delle famiglie romane insediate a presidio della stessa. Tale ipotesi trova conferma nei vari rinvenimenti, avvenuti anche in epoche recenti, di monete e altri reperti dei primi secoli d.c., nonchè dal toponimo della località sovrastante il paese di Cinte, tuttora denominata "Soravigo", dal latino "supra vicum". Va considerato in particolare che il Tesino, già all’epoca, si configurava come un unico centro con vari insediamenti posti in corrispondenza degli attuali Comuni.
Dopo la caduta dell'Impero Romano nel periodo dell'alto Medioevo, sotto il dominio dei Goti, dei Longobardi e dei Franchi, la Valsugana ed anche la Valle di Tesino rimasero unite a Feltre, l'antico municipio romano; costituendo, dal punto di vista religioso, un'entità omogenea (vi era infatti un'unica Pieve da cui Castello e Cinte hanno sempre cercato di affrancarsi).
Peraltro nella oscura notte di quel periodo non si hanno riferimenti storici. Delle "universitas hominum et personarum" cioè, delle Comunità intese come concetto etnico ed economico si incomincia ad avere notizie dopo il Mille, con la formazione dei primi organismi amministrativi per regolamentare l'uso ed il godimento dei beni della collettività quindi i pascoli, i boschi, le malghe, i novali (cioè i terreni dissodati), le strade e le vie pubbliche nonché le contribuzioni necessarie a far fronte ai bisogni della vita associata ed alla difesa contro le calamità.
Il Tesino, con le ville di Pieve, Castello e Cinte anticamente formò una comunità a sé stante dal resto della Valle, rimanendo storicamente unita nella trattazione delle cose di interesse generale, "cospirano però insieme negli affari comuni di tutta la valle". Tanto risulta da un documento (è una pergamena ma i tre comuni trattavano spesso insieme affari particolari riguardanti tutta la valle) del 1208, il che conferma che la Comunità di Castello, Cinte e Pieve già all'epoca erano autonome. Un ulteriore riscontro dell'esistenza in quel periodo storico della Comunità di Cinte, si rileva dalla pergamena conservata in Municipio contenente l'atto concluso il 5 giugno 1238 relativo all'affittanza dell'alpeggio all'Arpaco con l'intervento in rappresentanza della stessa dei due Sindaci.
L'autonomia delle comunità in genere riguardava la facoltà di liberamente disporre della propria organizzazione amministrativa interna, essendo soggetta per gli affari politici e giurisdizionali all'autorità feudale che considerava il Tesino un'unica proprietà da amministrare; anche sul versante religioso unica era l’autorità ecclesiastica preposta per il Tesino che risiedeva nell’attuale Comune di Pieve, alla "Plebs", alla Pieve. Non esistettero per secoli norme scritte per regolare i comportamenti della vita associativa. Si procedette nel tempo secondo prassi ossia sulla base del diritto consuetudinario via via formatosi. Solamente nel XV secolo compaiono le prime "carte di regola", cioè le norme codificate.
Le pergamene conservate riguardano anche gli atti di alcune assemblee della regola, e permettono di conoscere come era articolata la Comunità, quali erano i suoi organi ed il luogo dove si tenevano le riunioni. I "regolani" in assemblea cioè nella "Regola" decidevano sugli affari relativi all'Amministrazione dei beni collettivi, sugli accordi con le altre comunità, applicavano le contravvenzioni, deliberavano sulle cose di interesse generale. A capo di ogni Comunità Tesina, ma con funzioni meramente esecutive, era posto una figura paragonabile ad un Sindaco, il massaro, che doveva sottostare alle regole deliberate dalla Regola. Speciali guardie detti "saltari" (ogni comunità aveva il proprio), sorvegliavano i beni comuni.
Il Tesino apparteneva ad un’unica giurisdizione, ovvero quella composta dalle Comunità che vivevano fra il Tesino e l’attuale Ivano Fracena, dove si adottarono speciali "statuti", che contenevano le norme derivate dal diritto (di derivazione longobarda) emanate dalle autorità feudali per assicurare l'ordine interno nei rapporti di relazione e comportamentale dei sudditi. Lo statuto per la giurisdizione di Ivano, nel cui ambito ricadevano i tre Comuni del Tesino, distinto in due sezioni una civile e una penale, fu promulgato nel 1609, sulla base delle precedenti norme emanate dal principe vescovo di Feltre, dall'Arciduca Massimiliano d'Austria, con il proposito esplicito "che i sudditi siano governati con ottima giustizia, et ordine et matura deliberazione et consiglio". Lo statuto disponeva in merito ai delitti e alle pene e per quanto riguardava l'ordinamento interno della società civile sui pesi e sulle misure, sui termini e confini, sui rozzali, sugli stillicidi, sugli edifici, sulle strade e vie pubbliche ed altro ancora. Nel 1773 Maria Teresa d'Asburgo emanò una legge di grado superiore che riguardava tutto il territorio dell'Impero e cioè il codice intitolato "Costituzione de Giudizi e Tasse". Gli statuti delle Giurisdizioni e le carte di regola mantennero la loro efficacia in quanto le nuove disposizioni in esse contenute non erano in contrasto con la nuova legislazione statale, introdotta anche allo scopo di porre ordine alla frammentazione della normativa locale. Lo statuto della Giurisdizione di Ivano e la costituzione teresiana rimasero in vigore anche nel Tesino fino all'avvento, con Napoleone Bonaparte nel 1810, del Regno Italico.
Nel 1810 la Comunità di Cinte perde per la prima volta la sua autonomia e diventa frazione di Castel Tesino. Nel 1818 con la cessazione delle istituzioni italiane, Cinte torna ad essere comune autonomo e ciò fino al 1928, quando fu aggregato a Pieve, conseguendo peraltro nel 1935 l'amministrazione separata beni di uso civico, che riguardava in pratica la pressoché totale disponibilità dei boschi, dei pascoli e delle malghe. Nel 1947, dopo il periodo fascista, riacquista la propria autonomia con la ricostituzione del Comune di Cinte Tesino.
Quanto esposto delinea gli elementi fondamentali del quadro normativo che ha regolato nei secoli la vita della Comunità tesina, la quale ha esercitato la sua sovranità in un determinato ambito territoriale, che si è andato assestando nel tempo nelle tre zone attuali fra di loro distinte e contermini.
Ora incombono tempi nuovi e profonde trasformazioni sono in atto. Recenti leggi dello Stato fanno riemergere, anche per ragioni economiche, la necessità di riunire le forze per non disperdere risorse. Va certamente mutando il modo di governare e di gestire la cosa pubblica.
L’idea della fusione con i Comuni della Valle del Tesino, rappresenta per i tre Comuni un momento significativo della loro millenaria storia.

Mercoledì, 15 Ottobre 2014 - Ultima modifica: Lunedì, 02 Marzo 2015